Editoriale
Parole chiave:
educazione inclusiva, strategie, prospettive, innovazione, praticheAbstract
Il dibattito sull’educazione inclusiva si colloca oggi al crocevia fra etica, pedagogia e politica. Non riguarda soltanto le persone con disabilità o con bisogni educativi speciali, ma investe l’intero modo in cui la scuola e le istituzioni formative interpretano la propria funzione pubblica.
Parlare di inclusione significa rimettere in questione le categorie di normalità e differenza, riformulare il rapporto tra soggetto e sistema, tra partecipazione e appartenenza. Non è un semplice adeguamento lessicale rispetto alla vecchia integrazione: è un cambiamento di paradigma, che ridefinisce il senso stesso dell’educazione come pratica sociale e come progetto di giustizia. Nel modello dell’integrazione, la differenza viene accolta ma entro schemi di adattamento: il soggetto è inserito nel sistema, purché si conformi a esso o vi trovi un posto compatibile. L’inclusione rovescia questa logica. Non chiede all’individuo di adattarsi all’ambiente, ma all’ambiente di trasformarsi per accogliere le differenze come risorsa. Essa riconosce che la vulnerabilità non è un’eccezione da gestire, bensì una condizione costitutiva dell’umano.
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