Dalla propaganda alla conservazione: il cinema come strumento storiografico nei massacri degli anni ’90

Autori

  • Vito Saracino Coordinatore delle attività di ricerca presso la Fondazione Gramsci della Puglia e Dottore in Cultura, Educazione e Comunicazione

DOI:

https://doi.org/10.61007/QdC.2026.2.439

Parole chiave:

Genocidio, Studi sui Balcani, Memoria storica, Propaganda, media

Abstract

Questo saggio esamina il ruolo cruciale del cinema come fonte storiografica nella preservazione della memoria dei genocidi degli anni ‘90 in Ruanda e nell’ex Jugoslavia, contrapponendone le rappresentazioni cinematografiche alle narrazioni occidentali centrate, come l’11 settembre. Attraverso l’analisi di film come Hotel Rwanda (2004), Shooting Dogs (2005), Imfura (2017), Pretty Village, Pretty Flame (1996), The Perfect Circle (1997), No Man’s Land (2001), Grbavica (2006) e Quo Vadis, Aida? (2020), si evidenziano diversi gradi di autorevolezza locale e autenticità, dalle produzioni hollywoodiane dominate che marginalizzano le voci ruandesi al cinema bosniaco emergente con la sua auto-narrazione. Basandosi su filmati d’archivio, analisi della propaganda (Forbidden Films, 2014) e progetti come il restauro digitale della Fondazione Gramsci Puglia, lo studio sottolinea la capacità del cinema di contrastare il mito degli “Italiani Brava Gente” e le asimmetrie dei media occidentali (ad es., oltre 810.000 morti in Ruanda/Srebrenica contro 2.977 nell’11 settembre). Si sostiene l’uso del cinema come strumento educativo contro l’oblio, supportato da programmi UE come MEDIA, per favorire il dialogo nelle società post-conflitto.

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Pubblicato

2026-07-27

Come citare

Saracino, V. (2026). Dalla propaganda alla conservazione: il cinema come strumento storiografico nei massacri degli anni ’90. Quaderni Di comunità. Persone, Educazione E Welfare Nella Società 5.0 , 1(2), 81–91. https://doi.org/10.61007/QdC.2026.2.439