N. 3 (2025): Educazione inclusiva: strategie, prospettive, innovazione, pratiche
A cura di Umberto Pagano, Cleto Corposanto
L’educazione inclusiva si attesta oggi come il crocevia ineludibile tra etica della cura, rigore pedagogico e visione politica. Essa non si esaurisce in una mera risposta tecnica ai bisogni speciali, ma interroga le fondamenta stesse della funzione pubblica delle istituzioni formative, reclamando un superamento dei modelli integrativi classici in favore di un radicale cambiamento di paradigma. In questa prospettiva, non è più il soggetto a dover negoziare un faticoso adattamento a un sistema predefinito; è l’ambiente educativo a dover intraprendere una metamorfosi strutturale per accogliere la differenza come risorsa epistemica e valore costitutivo dell'umano.
Questo numero di Quaderni di Comunità esplora questa sfida epocale nell’orizzonte della "Società 5.0", dove l’innovazione digitale e l’umanità devono convergere verso una sintesi rigenerativa. La scuola e l’università vengono qui rilette come laboratori di giustizia sociale, spazi in cui il sapere si affranca da logiche di selezione meritocratica per farsi strumento di emancipazione e partecipazione democratica. L'inclusione diviene così un indicatore della qualità di una società, misurando la capacità delle istituzioni di rendere visibili le soggettività fragili e di redistribuire le opportunità di cittadinanza.
Attraverso una costellazione di contributi che intrecciano sociologia, filosofia e scienze della complessità, l'opera delinea una geografia dell'inclusione che attraversa i corpi, i linguaggi e le tecnologie. Dalle potenzialità degli exergames e del game design alla riflessione critica sull’Intelligenza Artificiale, fino alla formazione della professionalità docente e allo sport adattato come palestra di democrazia, il numero offre una mappa articolata delle direzioni di ricerca contemporanee.
In queste pagine, l'inclusione si rivela non come un comparto specialistico, ma come una postura epistemologica e una forma di intelligenza collettiva. È un invito ad abitare la complessità, a ricostruire legami in un tempo di frammentazione e a pensare l’incontro con l’altro come il principio generativo capace di ridefinire i modi di fare scuola e di abitare la società.




